Un’alleanza tra pubblica amministrazione e società civile per combattere la corruzione con la partecipazione

25 Lug 2018

Un’alleanza tra pubblica amministrazione e società civile per combattere la corruzione con la partecipazione.

A proporla Officine della Legalità, articolazione dell’Unione Nazionale Segretari Comunali e Provinciali, il 19 luglio a Palermo per il primo incontro del ciclo “Il tempo della legalità” con Libera, Avviso Pubblico, Parliament Watch Italia, Fondazione internazionale sviluppo umano e organizzativo. 

Ficano, segretario Monreale: «26 anni dopo la strage di via D’Amelio, nessuno può farci pensare che possiamo subire ripercussioni per il nostro lavoro. Mi hanno minacciata ma non cambio mestiere»

Moscara, Officine della Legalità: «Nel giorno in cui ricordiamo Borsellino, abbiamo incontrato chi con la criminalità non ha sottoscritto patti, non ha stretto mani ma ha scelto di essere libero»

Palermo – Segretari comunali e provinciali, amministratori e funzionari della PA locale a confronto con associazioni impegnate a combattere corruzione e mafie, per rompere l’isolamento che espone quotidianamente a intimidazioni e minacce chi fa il proprio lavoro con la schiena dritta, senza scendere a patti con la criminalità e il malcostume. È questa la sintesi di “Scegliere di partecipare. Strumenti e coscienze contro la corruzione”, prima tappa del progetto “Il tempo della legalità”, ciclo di incontri a cura di Officine della Legalità, organismo dell’Unione Nazionale Segretari Comunali e Provinciali (UNSCP) con il patrocinio della Città Metropolitana di Palermo. Una mattinata intensa di dibattiti e condivisione di esperienze negative e buone pratiche sui temi dell’anticorruzione, della partecipazione e del monitoraggio civico, in una data emblematica, per ricordare il sacrificio di Paolo Borsellino e della sua scorta per lo Stato e rilanciare l’impegno da parte dei segretari comunali della PA siciliana riuniti a Palazzo Comitini con Libera, Avviso Pubblico, Officine della Legalità, Parliament Watch Italia e Fondazione internazionale sviluppo umano e organizzativo.

«Partiamo da Palermo perché dobbiamo fondare sul territorio le radici della riscossa, per ripartire nell’opera di ricostruzione sociale e morale di una pubblica amministrazione troppo poco considerata – spiega il coordinatore di Officine della Legalità – UNSCP, Maurizio Moscara – e nella missione di affiancamento ad amministratori e funzionari lasciati soli per troppo tempo a combattere mafie e corruzioni. Palermo in particolare perché è la città delle “lenzuola bianche”, il luogo ideale da cui far partire ogni movimento di riscatto. Oggi chiediamo a chi ha giurato da funzionario pubblico, come fece Borsellino il 5 novembre 1969, di ricordarlo ogni volta che si troverà di fronte a tentazioni e intimidazioni. Lo facciamo ascoltando la testimonianza di chi con la criminalità non si è seduto al tavolo, non ha sottoscritto patti, non ha stretto mani. Ma ha scelto di essere libero, come Mimma Ficano, segretario generale del Comune di Monreale».

Con il ricordo della strage di via D’Amelio e l’intervento di Mimma Ficano si è entrati nel vivo dell’incontro, con due macro esempi di attacco alle e dalle istituzioni. «Se sono qui è perché amo questo lavoro, perché ho dovuto pensare di lasciarlo. L’esperienza di minacce subita a Monreale – sottolinea il segretario Mimma Ficano – è la più eclatante ma non l’unica. Sono qui per ribadire che 26 anni dopo il 1992 nessuno può più farci pensare che possiamo subire ripercussioni per il nostro lavoro, perché facendo il nostro dovere facciamo vivere i principi che animano la pubblica amministrazione, quella giusta. Ci siamo, siamo in tanti, non cambiamo mestiere, facciamolo con amore».

Delle responsabilità della comunità di cittadini e del loro ruolo monitorante hanno parlato Leonardo Ferrante, referente nazionale del settore anticorruzione civica e cittadinanza monitorante di Libera e Gruppo Abele, e Francesco Vignola, responsabile formazione di Avviso Pubblico. «Siamo cittadini a cui sta a cuore la pubblica amministrazione, purché sia giusta – precisa Ferrante – per questo con Libera promuoviamo comunità che si danno il compito di monitorare, attraverso i dati e la richiesta di informazioni alla pubblica amministrazione, le attività della PA, con finalità di antimafia e di anticorruzione, nella speranza di contribuire a unire le parti migliori del paese». «Ormai non si parla più di emergenza corruzione, c’è l’idea è che la corruzione sia fisiologica. Oggi discutiamo di un percorso, l’anticorruzione civica – aggiunge Vignola – nato con la legge 190/2012, che apre alla partecipazione dei cittadini nel loro ruolo di stakeholder i processi anticorruttivi, integrando il maggior numero di prospettive sul problema corruzione e valorizzando la responsabilità dei singoli».

Un caso di sperimentazione in corso in Sicilia in ottica di monitoraggio civico e alleanza tra la PA e la società civile è quello presentato da Giuseppe D’Avella e Francesco Saija dell’associazione Parliament Watch Italia, insieme a Sergio De Cola, assessore nella scorsa amministrazione messinese. «Deve finire il tempo degli eroi solitari che sacrificano la loro vita per il bene delle istituzioni e deve arrivare il tempo della responsabilità diffusa. Perché ciò avvenga – dichiarano – bisogna creare un’alleanza il più ampia possibile tra pubblica amministrazione e cittadini. Nel concreto il Comune di Messina ha individuato nello strumento del Patto di Integrità e nella sua applicazione sperimentale nel contesto locale un possibile efficace strumento per costruire processi partecipativi finalizzati all’anticorruzione e al miglioramento della spesa pubblica». A completare il quadro del “modello Messina”, l’intervento del segretario generale del Comune di Messina Antonio Le Donne: «Per arrivare al Patto di Integrità è stato necessario delineare un percorso amministrativo, fatto di strumenti e passaggi che hanno portato come esito l’istituzione dell’Albo degli organismi indipendenti di monitoraggio e il suo popolamento concreto con alcuni soggetti selezionati».

Ad Antonio Cappiello, rappresentante della Fondazione internazionale sviluppo umano e organizzativo, e a Lucio Guarino, componente della commissione consultiva permanente Avviso Pubblico e segretario generale del Comune di Corleone, sono state affidate le conclusioni prima del dibattito: «Tra corruzione e anticorruzione c’è una differenza strutturale netta: la corruzione è un processo degenerativo – puntualizza Cappiello – mentre l’anticorruzione è un processo di organizzazione collettivo e di integrazione finalizzato a prevenire la mancata realizzazione delle finalità per cui l’ente pubblico è istituito». «Il compito del segretario, specie in territori a rischio governati strutturalmente per decenni da fenomeni corruttivi – conclude Guarino – è quello di stabilire o ristabilire le corrette regole dell’amministrazione e della cosa pubblica. Anche stando in prima linea. Con una sana alleanza tra Istituzioni, la legge italiana offre tutti gli strumenti necessari per combattere il crimine organizzato. A Corleone, dopo l’arresto di Riina, siamo riusciti ad applicare a tappeto il regolamento antimafia».