PNA 2025 E PIAO
Simone Cucinotta | 02 Apr 2026
Il PNA 2025 introduce un modello gerarchico e misurabile (6 linee strategiche, 12 obiettivi, 31 azioni) integrato nel PIAO. L’anticorruzione diventa parte del ciclo della performance e del valore pubblico, non più un adempimento separato. Le sei linee puntano su trasparenza digitale, semplificazione, integrazione organizzativa, controllo incarichi, contratti digitali e whistleblowing. La trasparenza evolve in gestione dei dati (PUT e principio “once only”), con meno duplicazioni e più interoperabilità. Centrale è il ciclo di vita del dato e la responsabilità diffusa tra RPCT, dirigenti, OIV e uffici. Il sistema si basa su una mappatura unica dei processi e su un Allegato tecnico che rende misurabili rischi, misure e responsabilità.
- Architettura del PNA 2025 e innesto nel PIAO
Il Piano Nazionale Anticorruzione 2025 adotta una struttura gerarchica e misurabile che collega indirizzo strategico, risultati attesi e attività concrete. L’impianto si articola in sei linee strategiche, dodici obiettivi e trentuno azioni:
✅ Sintesi operative
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Livello |
Contenuto |
Funzione |
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Linee strategiche |
6 |
indirizzo politico-strategico (perché) |
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Obiettivi |
12 |
risultati da raggiungere (cosa) |
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Azioni |
31 |
attività concrete da realizzare |
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Ogni azione è collegata a:
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Questo schema implica che nel PIAO – sezione anticorruzione dovremo:
- collegare le misure locali alle 6 linee strategiche nazionali
- ricondurre le misure ai 12 obiettivi
- misurare le azioni con indicatori verificabili
le linee definiscono la direzione politico-amministrativa, gli obiettivi traducono quella direzione in risultati da conseguire, mentre le azioni rappresentano il livello attuativo, corredato da risultati attesi, indicatori e target annuali. Il tratto distintivo del nuovo modello è la verificabilità, perché ogni misura deve poter essere monitorata con criteri chiari e non più soltanto descrittivi.
Nel PIAO questa impostazione trova il proprio punto di raccordo nella sezione dedicata a “Valore pubblico, performance e rischi corruttivi e trasparenza”. La struttura essenziale resta quella definita dalla disciplina vigente: la sezione anagrafica dell’amministrazione, la sezione sul valore pubblico, sulla performance e sull’anticorruzione, la sezione sull’organizzazione e sul capitale umano, e infine il monitoraggio.
PIANO INTEGRATO DI ATTIVITA’ E ORGANIZZAZIONE
PIAO
│
├── Sezione 1: Anagrafica
│
├── Sezione 2: Valore pubblico, performance, anticorruzione
│ ├── 2.1 Valore pubblico
│ ├── 2.2 Performance
│ └── 2.3 Rischi corruttivi e trasparenza
│
├── Sezione 3: Organizzazione e capitale umano
│ ├── 3.1 Struttura organizzativa
│ ├── 3.2 Lavoro agile
│ ├── 3.3 Fabbisogni di personale
│ └── 3.4 Formazione
│
└── Sezione 4: Monitoraggio
Tuttavia, l’aspetto davvero strategico non è la forma del documento, che è ormai standardizzata, ma la sua integrazione effettiva con il DUP, con la gestione operativa, con il sistema di misurazione e valutazione della performance e con il sistema dei controlli. Il rischio più diffuso è infatti avere un PIAO formalmente corretto ma non utilizzato come strumento di governo.
La sezione “Rischi corruttivi e trasparenza” non deve quindi essere concepita come un allegato separato o come una sopravvivenza del vecchio PTPCT, ma come parte del ciclo ordinario di pianificazione dell’ente. Il PNA 2025 spinge verso un modello molto vicino al ciclo della performance: ogni misura locale deve essere ricondotta alle linee strategiche nazionali, collegata agli obiettivi di sistema e tradotta in azioni verificabili. La prevenzione della corruzione entra così nella logica del risultato, del monitoraggio e della responsabilità organizzativa.
Scheda di sintesi. Il PNA 2025 sostituisce l’approccio meramente descrittivo con un modello gerarchico, misurabile e integrato. Le sei linee strategiche orientano l’azione, i dodici obiettivi ne precisano i risultati e le trentuno azioni ne rappresentano l’attuazione concreta. Nel PIAO conta meno la correttezza formale della struttura e molto di più il collegamento reale tra indirizzo politico, programmazione, performance, organizzazione e anticorruzione. La sottosezione sui rischi corruttivi va quindi letta come uno strumento di governo ordinario e non come un adempimento isolato.
- Le sei linee strategiche del PNA 2025
La prima linea strategica riguarda la razionalizzazione della pubblicazione dei dati e dei documenti pubblici, con l’obiettivo di rendere la trasparenza più accessibile, leggibile e utile. Il problema che ANAC intende superare è noto: sezioni “Amministrazione trasparente” ridondanti, banche dati non interoperabili, contenuti duplicati e scarsa fruibilità. Per i Comuni questo si traduce nella necessità di verificare la struttura del sito, adeguarla agli schemi ANAC, migliorare l’accessibilità digitale e trattare la trasparenza come un servizio informativo rivolto ai cittadini, non come un mero adempimento.
La seconda linea strategica punta alla semplificazione e alla digitalizzazione della programmazione anticorruzione. L’obiettivo è rendere più leggibile, uniforme e meno gravosa la redazione della sezione “Rischi corruttivi e trasparenza”, superando piani lunghi, manuali e disomogenei. La direzione indicata è quella di una pianificazione costruita progressivamente dentro applicativi digitali, in cui mappatura dei processi, analisi del rischio e misure di prevenzione diventano dati strutturati e comparabili.
La terza linea strategica collega anticorruzione, integrità e valore pubblico. La prevenzione della corruzione non è più presentata solo come presidio di controllo, ma come leva di qualità amministrativa e di buona governance. In questa logica, la sezione anticorruzione del PIAO deve coordinarsi con la performance, con l’organizzazione, con la gestione del personale e con i controlli, fino a costruire una mappatura unica dei processi dell’ente e forme stabili di coordinamento tra RPCT, dirigenti, elevate qualificazioni, OIV e uffici di programmazione.
La quarta linea strategica riguarda la correttezza e la trasparenza negli incarichi pubblici. L’attenzione si concentra sui profili di inconferibilità, incompatibilità, conflitto di interessi e controlli successivi. Per gli enti locali ciò comporta l’adeguamento dei modelli dichiarativi agli standard ANAC e l’organizzazione di controlli a campione sugli incarichi conferiti, con adeguata tracciabilità delle verifiche.
La quinta linea strategica investe la digitalizzazione dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici. Il PNA 2025, in coerenza con il codice dei contratti pubblici, insiste in particolare sulla fase di esecuzione, spesso meno presidiata rispetto alla fase di gara. La misura centrale consiste nel rafforzamento delle competenze di RUP, direttori dell’esecuzione, direttori dei lavori, collaudatori e collaboratori, perché la digitalizzazione non produca solo nuovi obblighi tecnologici ma un reale miglioramento del controllo, della tracciabilità e della gestione del contratto.
La sesta linea strategica è dedicata al consolidamento del whistleblowing. Il sistema di segnalazione degli illeciti deve essere allineato al decreto legislativo 24/2023 e alle linee guida ANAC, con canali sicuri, tutela del segnalante, attività periodiche di sensibilizzazione e formazione specifica dei soggetti che gestiscono le segnalazioni. La finalità non è soltanto tecnica, ma culturale: rafforzare la fiducia nello strumento e ridurre il timore di ritorsioni.
Scheda di sintesi. Le sei linee strategiche convergono verso un unico risultato: trasformare anticorruzione e trasparenza in funzioni ordinarie di organizzazione, controllo e qualità amministrativa. I temi chiave sono la trasparenza digitale, la pianificazione semplificata, l’integrazione con il valore pubblico, il presidio degli incarichi, la digitalizzazione dei contratti e il whistleblowing. Per i Comuni questo significa riorganizzare processi, dati, competenze e responsabilità in modo più stabile, misurabile e interoperabile.
schede operative di performance nell’ambito del PIAO, strutturate con obiettivi, azioni, indicatori, responsabilità e tempi
- Trasparenza digitale
Obiettivo operativo
Rendere la sezione “Amministrazione Trasparente” completa, aggiornata, accessibile e conforme agli standard ANAC, migliorando la qualità e la fruibilità dei dati.
Azioni
Effettuare un audit completo della sezione “Amministrazione Trasparente”, verificando la coerenza con l’albero normativo, la presenza di tutte le sottosezioni obbligatorie e l’assenza di duplicazioni. Utilizzare strumenti di analisi automatica del sito per individuare criticità. Procedere al riordino dei contenuti, eliminando dati obsoleti e migliorando la leggibilità e l’accessibilità delle informazioni pubblicate. Introdurre un sistema periodico di aggiornamento e controllo.
Indicatori
Percentuale di sottosezioni correttamente alimentate rispetto al totale previsto. Numero di anomalie rilevate e corrette tramite audit. Tempo medio di aggiornamento dei contenuti.
Responsabili
RPCT, Servizio Informatico, Dirigenti competenti per materia.
Tempistiche
Audit iniziale entro 3 mesi. Aggiornamento continuo con verifiche semestrali.
- Pianificazione semplificata
Obiettivo operativo
Ridurre la frammentazione dei documenti programmatori e consolidare nel PIAO un sistema unitario, coerente e leggibile.
Azioni
Analizzare i documenti di programmazione esistenti per individuare sovrapposizioni e duplicazioni. Ricondurre contenuti e obiettivi all’interno del PIAO, eliminando ridondanze. Uniformare linguaggi, indicatori e modalità di rappresentazione. Garantire la coerenza tra sezioni del PIAO e altri strumenti (DUP, PEG).
Indicatori
Numero di documenti programmatori ridotti o accorpati. Grado di coerenza tra PIAO, DUP e PEG. Riduzione delle duplicazioni testuali e degli obiettivi sovrapposti.
Responsabili
Segretario Generale, Dirigenti, Ufficio Programmazione e Controllo.
Tempistiche
Revisione in fase di aggiornamento annuale del PIAO.
- Integrazione con il valore pubblico
Obiettivo operativo
Collegare obiettivi strategici, performance, rischi corruttivi e organizzazione in un unico sistema orientato al valore pubblico.
Azioni
Mappare i processi dell’ente in modo unitario. Collegare a ciascun processo obiettivi di performance, rischi e misure anticorruzione. Attivare un coordinamento stabile tra RPCT, OIV, dirigenti e uffici di programmazione. Integrare gli indicatori di performance con quelli di prevenzione della corruzione.
Indicatori
Percentuale di processi mappati con integrazione tra performance e rischio. Numero di obiettivi collegati a misure anticorruzione. Livello di coerenza tra PIAO e sistema di valutazione.
Responsabili
Segretario Generale, RPCT, OIV, Dirigenti.
Tempistiche
Implementazione progressiva entro l’anno di riferimento del PIAO.
- Presidio degli incarichi
Obiettivo operativo
Garantire il controllo effettivo su inconferibilità, incompatibilità e conflitti di interesse negli incarichi.
Azioni
Aggiornare i modelli di dichiarazione per incarichi e nomine. Istituire controlli a campione sulle dichiarazioni rese. Tracciare e documentare tutte le verifiche effettuate. Integrare i controlli nel sistema anticorruzione e nei flussi procedimentali.
Indicatori
Numero di controlli effettuati rispetto agli incarichi conferiti. Percentuale di dichiarazioni verificate. Numero di anomalie riscontrate e gestite.
Responsabili
RPCT, Ufficio Personale, Dirigenti.
Tempistiche
Avvio entro 3 mesi. Monitoraggio continuo con report annuale.
- Digitalizzazione dei contratti
Obiettivo operativo
Rendere il ciclo dei contratti pubblici completamente digitalizzato, tracciabile e presidiato.
Azioni
Mappare i ruoli nel ciclo dell’appalto. Rafforzare la formazione specialistica per RUP e figure tecniche. Utilizzare in modo sistematico le piattaforme digitali di procurement. Garantire la tracciabilità delle fasi di gara ed esecuzione.
Indicatori
Percentuale di procedure gestite su piattaforme digitali. Numero di figure formate. Riduzione delle criticità procedurali rilevate.
Responsabili
Dirigenti tecnici, RUP, Servizio Contratti.
Tempistiche
Implementazione continua con monitoraggio annuale.
- Whistleblowing
Obiettivo operativo
Garantire un sistema efficace e sicuro di segnalazione degli illeciti.
Azioni
Attivare e mantenere canali informatici sicuri per le segnalazioni. Garantire anonimato e protezione del segnalante. Definire procedure interne per la gestione delle segnalazioni. Promuovere la conoscenza dello strumento tra i dipendenti.
Indicatori
Numero di segnalazioni ricevute e gestite. Tempo medio di gestione delle segnalazioni. Livello di diffusione e conoscenza dello strumento.
Responsabili
RPCT, Servizio Informatico.
Tempistiche
Sistema attivo in continuo con monitoraggio annuale.
- Trasparenza digitale, PUT e principio once only
Uno dei passaggi più rilevanti del nuovo assetto è la PUT, la Piattaforma Unica della Trasparenza gestita da ANAC, concepita come punto di accesso centralizzato ai dati di trasparenza delle amministrazioni. Il passaggio dal sistema precedente a quello nuovo è netto: da un controllo prevalentemente manuale e fondato sui singoli siti istituzionali si va verso un monitoraggio centralizzato, automatizzato e basato sull’analisi dei dati. La piattaforma utilizza strumenti di analisi automatica delle sezioni “Amministrazione trasparente”, verificando la conformità strutturale dei siti e rendendo confrontabili le informazioni tra migliaia di amministrazioni.
Il significato organizzativo della riforma è profondo. La trasparenza non coincide più con la semplice pubblicazione di documenti, ma diventa qualità del dato, standardizzazione delle informazioni, interoperabilità tra banche dati e accountability pubblica. Per il cittadino ciò significa poter leggere la trasparenza come un indicatore comparabile; per le amministrazioni significa che la qualità delle pubblicazioni diventa un dato osservabile e misurabile, esposto al confronto con altri enti.
In questo quadro assume rilievo il principio “once only”, rafforzato dall’interoperabilità delle banche dati pubbliche. Il dato dovrebbe essere immesso una sola volta e poi riutilizzato automaticamente dai sistemi nazionali. La conseguenza pratica è che diversi obblighi di pubblicazione tendono a essere assolti mediante collegamenti alle banche dati nazionali che già contengono le informazioni. Il documento richiama in particolare il ruolo della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, delle banche dati sui servizi pubblici locali, delle attestazioni OIV e di altre banche dati pubbliche nazionali, oltre al caso dei pagamenti trasmessi a SIOPE+, per i quali l’adempimento può tradursi nel corretto collegamento al portale “Soldi Pubblici”.
La semplificazione non elimina però la responsabilità dell’ente. L’automazione controlla soprattutto la struttura, la presenza delle sezioni, la conformità degli schemi e l’interoperabilità; non garantisce invece la veridicità del contenuto, l’aggiornamento sostanziale del dato, la completezza delle informazioni e la tutela dei dati personali. La responsabilità del Comune, del RPCT, dei responsabili del procedimento e dei responsabili della pubblicazione resta quindi piena su correttezza, tempestività, privacy e qualità informativa.
Scheda di sintesi. La PUT segna il passaggio dalla trasparenza documentale alla governance dei dati pubblici. Il principio once only riduce duplicazioni e sposta il baricentro dalla ripubblicazione manuale all’interoperabilità con le banche dati nazionali. Tuttavia l’automazione non sostituisce il controllo umano: il sistema può verificare la struttura delle pubblicazioni, ma l’ente continua a rispondere della correttezza, dell’aggiornamento, della completezza e della liceità dei dati resi disponibili.
- Il ciclo di vita del dato e l’organizzazione dei flussi informativi
Il documento insiste sul fatto che la trasparenza riguarda l’intero ciclo di vita del dato. Il dato nasce nella fase di creazione, viene poi organizzato e verificato in quella di elaborazione, diventa accessibile nella fase di pubblicazione, produce effetti nella fase di utilizzo da parte di cittadini, imprese e organismi di controllo, e infine deve essere conservato o eliminato secondo le regole archivistiche e di protezione dei dati personali. Questo cambio di prospettiva è decisivo, perché sposta l’attenzione dalla sola pubblicazione finale alla gestione complessiva dell’informazione pubblica.
Di conseguenza, la trasparenza richiede un sistema organizzativo interno capace di individuare i dati soggetti a pubblicazione, elaborarli secondo schemi standard, validarli, pubblicarli correttamente, monitorarne l’aggiornamento e attivare meccanismi di correzione in caso di errori o omissioni. Il monitoraggio non riguarda solo il rispetto formale dell’obbligo, ma anche qualità, intelligibilità e aggiornamento del dato. La trasparenza diventa quindi un processo continuo e non un atto puntuale.
In questa architettura i ruoli sono distinti ma coordinati. ANAC definisce regole, modelli e schemi, esercita vigilanza e aggiorna le istruzioni. Il RPCT ha compiti di coordinamento, monitoraggio, impulso correttivo e individuazione dei fabbisogni formativi. L’OIV interviene nei controlli sulla qualità dei dati e nelle logiche di verifica. I responsabili della pubblicazione curano il caricamento e l’organizzazione dei contenuti secondo gli schemi previsti. Dirigenti e uffici sono i produttori del dato e restano responsabili della sua validazione e correttezza. Anche i cittadini possono attivare meccanismi di controllo, soprattutto attraverso l’accesso civico e le segnalazioni.
Il documento evidenzia infine che il nuovo modello organizzativo della trasparenza si fonda su flussi dedicati, procedure di validazione, processi standardizzati di pubblicazione, monitoraggio costante e aggiornamento continuo. In questa logica il RPCT tende a evolvere da controllore manuale di documenti a responsabile della qualità del sistema informativo di trasparenza.
Scheda di sintesi. La trasparenza riguarda tutto il ciclo del dato, dalla sua produzione alla sua conservazione. Per questo l’ente deve organizzare flussi interni di individuazione, validazione, pubblicazione, monitoraggio e correzione. La responsabilità è diffusa: ANAC regola e vigila, il RPCT coordina, l’OIV controlla, i responsabili della pubblicazione attuano e gli uffici garantiscono la qualità del dato alla fonte. La vera riforma consiste nel trattare la trasparenza come un processo stabile di gestione delle informazioni pubbliche.
- Incarichi pubblici: iter, controlli e conseguenze
Il vademecum richiamato dal documento descrive il conferimento degli incarichi pubblici come una procedura formale e progressiva, orientata alla verifica preventiva dell’assenza di cause di inconferibilità e incompatibilità ai sensi del decreto legislativo 39/2013. Il procedimento inizia con l’individuazione del candidato, prosegue con l’informativa sulle regole applicabili e con la sottoposizione del modulo dichiarativo, e richiede poi l’acquisizione della dichiarazione prima del conferimento. Tale dichiarazione costituisce condizione di efficacia dell’incarico: senza di essa la nomina non può produrre effetti.
Dopo l’acquisizione della dichiarazione l’amministrazione deve svolgere una verifica sostanziale, analizzando la posizione del candidato e confrontandola con le fattispecie ostative previste dalla legge. Solo all’esito positivo di questa istruttoria si procede alla formalizzazione dell’incarico. A quel punto scattano gli obblighi di trasparenza, che impongono la pubblicazione dell’atto di conferimento e della dichiarazione di assenza di cause ostative. Il controllo non si esaurisce però nella fase iniziale: il soggetto incaricato deve rendere dichiarazioni periodiche sulle incompatibilità sopravvenute e l’ente può organizzare verifiche successive, anche a campione, sulla veridicità di quanto dichiarato.
Il documento sottolinea un principio essenziale: la sanzione non è automatica. Se l’incarico è conferito in presenza di una causa di inconferibilità, l’atto è nullo, ma la sanzione all’organo conferente richiede l’accertamento del dolo o della colpa. Occorre quindi verificare se l’amministrazione disponesse degli elementi per conoscere la causa ostativa e se abbia operato con la normale diligenza. Questo rende centrale la tracciabilità dell’istruttoria: l’ente deve poter dimostrare di aver acquisito dichiarazioni, richiesto informazioni e svolto controlli adeguati.
Quando ricorre una situazione di inconferibilità, il sistema produce la nullità dell’incarico e può determinare una responsabilità economica e una sanzione interdittiva di tre mesi a carico dell’organo conferente, accertata dal RPCT. Diversa è la disciplina dell’incompatibilità, che non si concentra sulla sanzione ma sulla rimozione della situazione incompatibile. In tal caso il RPCT accerta il presupposto oggettivo, contesta formalmente la violazione all’interessato e gli assegna quindici giorni per scegliere quale incarico mantenere; in mancanza di opzione, si produce la decadenza.
Scheda di sintesi. Il conferimento degli incarichi richiede informativa preventiva, dichiarazione del candidato, istruttoria sostanziale, formalizzazione solo dopo i controlli, pubblicazione e monitoraggio successivo. In caso di inconferibilità l’incarico è nullo e può seguire una sanzione all’organo conferente, ma solo dopo l’accertamento di dolo o colpa. In caso di incompatibilità il procedimento serve invece a far cessare la situazione incompatibile mediante opzione dell’interessato o decadenza. La qualità dell’istruttoria è quindi il principale presidio di legalità e di difesa dell’ente.
- Mappatura unica dei processi e Allegato Unico
Nella parte finale il documento collega il PNA 2025 alla costruzione di una mappatura unica e integrata dei processi dell’amministrazione. L’idea di fondo è che non debbano più coesistere mappe separate per performance, organizzazione, qualità e anticorruzione, ma un unico impianto che consenta di leggere ogni processo sotto il profilo del risultato atteso, del rischio e delle misure di presidio. Questa impostazione vale in particolare per i processi più esposti, compresi quelli legati ai fondi europei e al PNRR.
L’Allegato Unico della sottosezione “Rischi corruttivi e trasparenza” viene presentato come il luogo tecnico nel quale questa logica prende forma. Il suo primo pilastro è la mappatura e gestione del rischio: per ogni processo occorre identificarne l’oggetto, analizzare gli eventi corruttivi possibili, valutare qualitativamente il rischio e individuare le misure di trattamento con relativi responsabili, tempi e modalità di verifica. Il secondo pilastro è costituito dalle misure generali di prevenzione, cioè dai presidi trasversali che interessano l’intera organizzazione, come conflitti di interesse, formazione, rotazione, codice di comportamento, whistleblowing e controlli sugli incarichi, sempre con modalità attuative concrete e non soltanto enunciate. Il terzo pilastro è la tabella della trasparenza, che disciplina i flussi informativi interni indicando chi trasmette il dato, chi lo pubblica e con quali tempi.
Il senso della riforma è quello di trasformare il piano anticorruzione da documento narrativo a strumento operativo di governo del rischio amministrativo. Il PIAO può così rimanere sintetico nella sua parte generale, mentre l’Allegato Unico conserva il contenuto tecnico necessario per l’analisi, l’attuazione e il monitoraggio delle misure. In questo schema la prevenzione della corruzione non è più un capitolo autonomo, ma una componente strutturale della gestione organizzativa dell’ente.
Scheda di sintesi. La mappatura unica dei processi è il punto di arrivo dell’integrazione tra valore pubblico, performance e anticorruzione. L’Allegato Unico ne è il supporto tecnico e deve contenere analisi del rischio, misure generali di prevenzione e tabella della trasparenza. La finalità non è aumentare la descrizione del sistema, ma rendere più leggibili i processi, più chiare le responsabilità e più verificabili le misure. In questa prospettiva il PIAO resta sintetico, mentre il governo del rischio trova sede nell’allegato